Nella Sicilia dei record il Terzo Polo fa la differenza.
Si fa sentire il peso di Udc e Mpa. A Porto Empedocle il candidato sindaco sostenuto da Camilleri ottiene poco più del 93%: il primato.
Dal voto siculo emerge con chiarezza che il Terzo Polo fa la differenza. Anche se diviso ed, in alcune realtà, frantumato, i partiti che fanno riferimento al Terzo Polo in Sicilia sono stati determinanti in alcune sfide importanti. In primis a Ragusa. Nel più piccolo dei capoluoghi siculi, il sindaco uscente Nello Dipasquale, esponente del Pdl, ha vinto al primo turno con il sostegno di Fli ed Udc. Qui il Movimento per l’autonomia del governatore Lombardo ha corso da solo, sostenendo Salvatore Battaglia. Dipasquale, un quarantaduenne vicino ad Angelino Alfano e Giuseppe Castiglione, non ha obbedito alla linea berlusconiana, ha fatto l’accordo sia con il partito di Casini che con Fli. Aspetto curioso e interessante, Dipasquale ha vinto al primo turno non seguendo l’impostazione politica di Berlusconi. Altro elemento interessante che emerge da Ragusa, non ha funzionato l’alleanza Pd-Sel-Idv. Il candidato Sergio Guastella, non è andato oltre il 36,3%. Sono elementi sui quali i dirigenti politici debbono fare delle riflessioni, se non vogliono rischiare di costruire una alleanza che punti a fare l’opposizione.
Anche in una storica roccaforte rossa, quale Vittoria, si sente il peso del Mpa. Qui al ballottaggio vanno il candidato del centrosinistra, Giuseppe Nicosia, largamente in testa, ed il candidato del centrodestra Carmelo Incardona. Ma il candidato del Mpa, con oltre il21 % si pone come ago della bilancia invista del ballottaggio. Aiello è una figura storica, dal Pci al Pds-Ds ha sempre avuto molti consensi. Adesso per una rottura interna al centrosinistra, il Pdl se la gioca col Pd al secondo turno. Altro elemento di riflessione è il caso Bagheria (la patria del regista Tornatore), grosso centro alle porte di Palermo, dove il Pd ha corso senza simbolo, riuscendo nel capolavoro di appoggiare due candidati. Alla fine uno dei due è riuscito ad arrivare al ballottaggio, nel quale si scontrerà con un esponente di Forza del Sud. Nella terra natia di Andrea Camilleri, Porto Empedocle (importante comune dell’Agrigentino), si è invece profilato un risultato da record. Il sindaco uscente Calogero Firetto, amico dell’inventore del commissario Montalbano, ha vinto con più del 93% dei consensi. Contro aveva solo un avversario, il candidato dell’Idv, Paolo Ferrara. A proposito di percentuali bulgare, a Vallelunga Pratameno, piccolo comune del Nisseno, Giuseppe Montesano ha ottenuto il 96,79% delle preferenze contro il 3,21 % del suo avversario. A Lentini, in provincia di Siracusa, invece al secondo turno vi sarà un classica sfida tra centro-sinistra e centrodestra, rispettivamente con il sindaco uscente Alfio Mangiameli e l’ex deputato di An, Nello Neri.
A Noto, nella capitale del barocco del Sud-est, il centrosinistra resta fuori dal ballottaggio, qui il Terzo Polo ha avuto una affermazione con Corrado Bonfanti attestandosi al 32,29% e se la vedrà con Raffaele Leone (Pdl-Pid) che ha ottenuto il 30,77%. A Ramacca (nel Catanese), a sorpresa fuori dal ballottaggio è rimasto il Pdl, al secondo turno la battaglia è tra Francesco Zappalà del Pd col 25,71 % e Giampiero Musumeci (Mpa) col 29,8%. Nonostante la vicenda giudiziaria che vede coinvolto Lombardo a Catania, il suo partito ha una buona tenuta. È evidente però che la politica sicula più che il test elettorale attende il responso del caso giudiziario. Dalle parti del Pd, si registra una tenuta del partito, con una crescita in alcune realtà. In alcuni centri il Partito democratico supera addirittura il Pdl. Spiega il deputato regionale piddino Giovanni Barbagallo: «A Ragusa con una alleanza aperta all’Udc saremmo andati al ballottaggio. Nell’isola il Terzo Polo è una realtà politica, bisogna prenderne atto». Una componente del direttivo Pd di Catania, Marisa Mazzaglia sostiene: «Il problema del Pd in Sicilia è la sua identità, diamo l’impressione di aspettare gli eventi. Con più dinamismo e capacità decisoria, potremmo essere protagonisti, a partire dalla vicenda regionale».
Da “IL RIFORMISTA” di mercoledì 1 giugno 2011

